El Palacio de la tres historias alla Fondazione Merz

23/11/2017

El Palacio de la tres historias alla Fondazione Merz

Inaugurata durante la settimana delle arti contemporanee, la mostra dell’artista cubano alla Fondazione Merz riflette sul ruolo dell’architettura nella storia del tessuto urbano.

Edifici, skylines, prospetti, cianografie, disegni, modelli tridimensionali: attraverso il linguaggio dell’rsquo;architettura e della progettazione urbana l’artista cubano Carlos Garaicoa investiga la storia sociale della città, ponendo il cambiamento al centro del suo lavoro.
La mostra El Palacio de la tres historias, realizzata alla Fondazione Merz a cura di Claudia Gioia, descrive infatti le storie del tessuto urbano attraverso tre momenti: il razionalismo, l’industrializzazione e il presente postindustriale.

Garaicoa continua a Torino la riflessione sul cambiamento della città nelle sue varie fasi storiche: lo stile e la funzione degli edifici diventano lo strumento per riflettere sull’evoluzione politica, economica e sociale delle città contemporanee, a partire da L’Avana, che rappresenta il punto di avvio della riflessione di Garaicoa, fino a Torino.

Così in Edificios Parlantes le architetture sono attraversate da parole e frasi che riflettono sul ruolo sociale delle spazio passando da Horror vacui a Less is more.
Nelle grandi installazioni Limpio, brillante, inutile Presente, passato, futurismo Garaicoa sceglie di utilizzare il supporto del pannello pubblicitario prismatico a rotazione, che rimanda a un tipo di comunicazione superata, recuperando la gigantografia e i messaggi ridondanti comuni alla propaganda politica novecentesca di diverso colore.
Il panorama sullo sfondo varia in base agli statement: in Brillante como un cuchillo è riconoscibile la città di Torino, di cui da sinistra a destra si riconoscono i profili della cappella della Sindone, della Torre Littoria e della Mole Antonelliana.

Nelle vetrine di El Palacio de las tres historias si alternano scatti fotografici degli interni della Cavallerizza reale, luogo alla ricerca di una nuova identità, a modelli tridimensionali di edifici noti, espressione del razionalismo degli anni Trenta e icone di un periodo storico complesso e drammatico.
Così ecco la Casa del Fascio di Terragni accanto al Palazzo della Civiltà Italiana, la Torre Littoria di Torino realizzata dall’architetto Armando Melis de Villa e la chiesa del villaggio SNIA di Vittorio Tornielli, esempio dell’utopia industriale, poi ridimensionata, concepita da Riccardo Gualino.

All’idea dell’utopia urbana si collega il plastico di Campus or the Babel of knowledge, un modello per un campus universitario che rilegge le forme delle città ideali e del panopticon di Jeremy Bentham, a cui si ispira la struttura della prigione cubana Presidio Modelo.
Il contrasto tra le due realtà, la conoscenza a la prigionia, torna nel video Abismo: la libertà evocata dalla musica del terzo movimento del celebre Quatuor pour la fin du temps di Messiaen è accompagnata dalla poetica animazione di due mani in movimento. Quelle di Adolf Hitler.

Fino al 4 febbraio.


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