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Paola Anziché e Paolo Piscitelli alla Sandretto

Paolo Piscitelli, classe 1971, è nato a Venaria e a Torino si è formato. Dopo aver assaggiato la grande mela ha scelto la tranquillità del Texas, dove vive ormai da qualche anno. Si ritiene un artista “che non ha bisogno di metropoli” – ci confessa – anzi, per lavorare predilige luoghi che possano arricchire l'esperienza umana. De gustibus, direbbe Paola Anziché, che a differenza di Piscitelli si dichiara totalmente cittadina. Lei, milanese con una formazione nordeuropea, dice di aver trovato a Torino la giusta dimensione culturale, il giusto stimolo, ma precisa: «Per un artista, o per chiunque produca cultura, l'importante è non stare fermi». E chi non sta fermo ha bisogno di trovare città aperte, disponibili, pronte a sfornare cultura e ad accoglierla: è questo lo scenario di Greater Torino, la rassegna che dal 2 febbraio al 4 marzo ospita i due artisti e con la quale la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha deciso di festeggiare i suoi 15 anni. Un progetto a cura di Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto che ogni anno ospita nella project room della Fondazione le opere – edite e inedite, prodotte per l'occasione – di due artisti dell'ultima generazione che con la città hanno un rapporto particolare, non soltanto perché qui sono nati, hanno ricevuto una formazione o hanno scelto di lavorare, ma proprio perché con la città hanno instaurato questo scambio “andata e ritorno”.

Il progetto di Piscitelli per la Sandretto si intotola Sign of the times, un lavoro iniziato in Texas: «Giravo in macchina e scattavo foto a edifici di piccoli business che avevano chiuso per via della crisi, l'insegna rimossa lasciava sulla facciata il segno della sua assenza: una traccia del cambiamento. Poi ho iniziato a cercare le lettere di quelle insegne nei mercatini e a utilizzarle». Il risultato lo vedete in Fondazione: una grande parete che celebra i cambiamenti politici, sociali ed economici cui stiamo assistendo.
É di Paola Anziché Spaziando, l'altra opera realizzata per la mostra: «Come tutti i miei lavori anche questo è realizzato con materiali poveri e parte dall'idea che ogni cosa che faccio è aperta alla trasformazione. É un'installazione pensata per una soglia, intrappola lo spettatore ma senza ostilità perché si tratta di una trama morbida che accarezza e conduce nello spazio espositivo. É una rete che veste lo spazio, chiede di essere toccata e invita a sperimentare un modo diverso si muoversi».
La mostra ovviamente non finisce qui, i progetti nuovi sono accompagnati da altri recenti lavori dei due artisti: dalle Shopping-t ai Tapis-à-porter della Anziché al video Seize the moment II e ai 107 days 100 drawings di Piscitelli.

Un altro punto forte del progetto, ci racconta la padrona di casa, sono i laboratori aperti al pubblico (tramite iscrizione) e curati da Giorgina Bertolino: «Crediamo molto nel lavoro di mediazione – spiega Patrizia Sandretto – e in questa occasione abbiamo deciso di coinvolgere il pubblico in una serie di progetti speciali che invitano a lavorare con l'artista, nella mostra». E così, il 4 febbraio si parte con Trans-formare, il laboratorio con Paolo Piscitelli che conduce i partecipanti a ispezionare il quartiere della Fondazione raccogliendo con qualsiasi mezzo – fotografie, disegni, registrazioni e racconti – i segni della trasformazione o meglio “i segnali”, come precisa Paolo. Il 25 febbraio è il turno della Anziché e di chi vorrà sperimentare i suoi Ingombri: «L'idea è quella di costruire con materiali poverissimi come scatole di cartone e scotch delle architetture da indossare, degli impedimenti che non lasciano muovere in modo naturale ma generano nuove possibilità di relazione tra chi le indossa, lo spazio e le altre persone».

www.fsrr.org

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