Intervista a Roberto Giolito

25/10/2017

Intervista a Roberto Giolito

Design for Heritage: Design like a Tool, questo è il titolo della conferenza tenutasi venerdì 13 ottobre nell'ambito di Torino Design of the City.
Fra i relatori era presente Roberto Giolito – head of Heritage FCA Group e stimato designer di livello internazionale. Lo abbiamo intervistato per ContemporaryArt Torino Piemonte.

Da designer della Multipla (1998) e della 500 (2007) al design come tutela del patrimonio. Un lungo percorso.

Nella Torino che coniuga i valori del design industriale e della progettazione, per tanti anni ho trovato terreno fertile in cui parlare di design nella sua vera accezione. Dalla mia esperienza con FIAT deriva il mio lavoro che concerne lo sviluppo del patrimonio più che la sua conservazione.
Che cosa fare di questo patrimonio? Come comunicarlo? Come renderlo non solo fruibile ma anche materia di produzione per nuove idee: e quindi torna utile il mio approccio da designer.
Il congresso del World Design a Torino parla di “Design for the heritage”, coniugando in maniera perfetta la mia attitudine all'innovazione più che allo stile.

Come funziona il progetto FCA Heritage?

Un'operazione che ha alla base la creazione di una divisione specifica per realizzare un progetto a più voci e a più fasi.
La prima è quella di valorizzare il patrimonio, chiaramente non soltanto automobilistico ma anche di fruizione di tutta una serie di materiali, opere, documenti (parliamo di un archivio veramente ben organizzato con moltissimi disegni e approcci progettuali che si possono osservare, si possono carpire).
La fruizione del patrimonio si realizza in diverse occasioni, che la mia squadra applica: organizzazione di eventi al pubblico (dalle fiere di settore fino alle manifestazioni dinamiche e alle mostre) e poi un ruolo di servizio votato all'avvicinamento di una clientela che in realtà non separa il prodotto contemporaneo da quello storico e quindi ha piacere e ha voglia di approfondire anche aspetti di manutenzione e di ricreare anche attraverso la ricostruzione degli ambienti dedicati un intervento sull'auto tarato sul periodo cronologico in cui l'auto è stata creata.
Quindi è un modo di avvicinare culture diverse e questo non dipende dal valore, dal prezzo, dalla quotazione del veicolo, dipende dall'offrire uno spazio che è poi idealmente un “Heritage Center” di nuova costituzione che creerà anche questo interscambio tra appassionati e clienti di servizi che riguardano soprattutto la manutenzione e il restauro delle vetture.

Ed è anche un modo per affiancare il patrimonio storico di un'intera azienda ai comparti dedicati all'innovazione?

Essendo un designer e crescendo questa realtà accanto al Centro Stile del Gruppo FCA l'affiancamento è fondamentale, l'opzione è proprio quella di avere lo spazio, non tanto per l'ispirazione, perché si sa quanto sia una croce e una delizia avere i fasti del passato di fronte ai propri occhi (potrebbe creare anche inibizione), quanto per poter confrontare i trend e lavorare con l'induzione immediata: poter lavorare in una azienda che ha realizzato tanto è inestimabile.
Non parliamo solo di designer ma anche di persone che fanno parte del comparto strategico e della comunicazione. Avere un posto che realizza un'induzione immediata di valori importanti dell'automobile e del poterlo fare a Torino è importantissimo.
A questo si aggiunge il Museo Storico dell'Alfa Romeo ad Arese: anche in questo caso è stato ricreato su uno spazio importante dell'azienda, che era il centro direzionale e nasce in uno spazio che è intriso di valori storici, di memoria, ma anche di riconversione contemporanea della struttura: è un modo anche questo di cavalcare i periodi e trovarsi nella contemporaneità senza essere completamente spaesati e senza essere privi di un punto di riferimento.

Quali sono i temi e i concetti su cui ha lavorato nella sua carriera e quelli che le stanno più a cuore?

Il mio genere sono le vetture per la gente, vetture di alta fruibilità. Trovo sempre un fascino interessante nella creazione di una canzone di successo ben composta.
Il tema è la riduzione, ma non la metterei nel campo estremo delle vetture biposto e monoposto, che forse non appariranno mai perché scopriremo il modo di implementare il nostro corpo per snellire un po' le operazioni di interscambio tra una mobilità basata sul trasporto pubblico, che è quello che ci riguarda più da vicino, e quello privato.
È anche il tema delle vetture MultiPurpose, MPV, che noi chiamiamo erroneamente Monovolume: rendere la vettura monocellulare è un grandissimo trend; non ci sarà più un vano motore davanti o dietro, la meccanica così come gli accumulatori di energia saranno distribuiti su una base (che peraltro è un grande concetto di distribuzione dei pesi verso il basso).
Una libertà interpretativa della cellula-abitacolo che mai si sarebbe potuta immaginare prima.
Le libertà progettuali di disegnare gli interni come fanno gli architetti del living o degli spazi legati al lavoro e alla relazione; e poi una meccanica che sognerei nemmeno di aver bisogno di rivestire, non soltanto dignitosa ma anche capace di mostrare di che cosa è fatto un veicolo.
Queste sono le mie fondamenta, non credo siano fuori rotta, ma dentro c'è l'intercambiabilità, vale a dire che l'automobile continua ad avere una vita con chi la abita. Io sono appagato da un patrimonio di 400 vetture storiche magnifiche.
Salviamo le auto storiche!

(Photo credits: ©Gianluca Platania)


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