Gli antenati della Fantascienza italiana
La fantascienza è sempre stata considerata un genere letterario made in U.S.A. La mostra Gli antenati della fantascienza italiana, a cura di Silvia Casolari e Davide Monopoli, non vuole affermare il contrario, ma dimostrare che le radici del genere non sono così definite e che l'Italia può essere considerata a tutti gli effetti una culla del genere.
La narrativa avveniristica è già riconducibile al Seicento e al Settecento quando Ludovico Ariosto, Giordano Bruno e altri importanti autori parlavano di viaggi spaziali e civiltà aliene.
Dalla seconda metà dell'Ottocento inizia ad affermarsi, accanto alla curiosità astronomica, l'idea del Futuro e anche in questo caso non mancano nomi illustri come: Ippolito Nievo, Carlo Dossi e Antonio Ghislanzoni.
Gli anni del Novecento, infine, sono caratterizzati da una vasta produzione di pellicole cinematografiche, illustrazioni e fumetti, di cui i maggiori rappresentanti letterari sono Luigi Motta e Emilio Salgari, che fra i suoi innumerevoli mondi esotici non ha esitato a raccontare anche Le meraviglie del Duemila e il giornalista Enrico Novelli, in arte Yambo.
Orgoglio della mostra è la scoperta che riguarda il Mondo alla rovescia di Giuseppe Amato, un romanzo che sembra anticipare fin dal 1930 le tematiche di Philip K. Dick ed è anche più moderno di tutto ciò che si scriveva in quegli anni in Italia e in America, uno scoop della letteratura che uno dei più apprezzati critici italiani, Riccardo Valla, ha deciso di presentare al pubblico in occasione della mostra al Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino.
La mostra inizia alle 16 del 21 aprile e termina il 30 ottobre.

