La religiosità del rito
Singolare l’idea del curatore Silvio Valpreda per la nuova collettiva alla Fusion Art Gallery, La religiosità del rito. Otto artisti europei sono chiamati a confrontarsi con il bisogno umano di spiritualità: un bisogno che si esplicita in quell’insieme di regole, abbigliamenti e cerimonie definito “rito”.
Lo spunto per la mostra è un luogo reale: una strada dlla periferia di Genova dove si trova una chiesa – la parrocchia di Sant’Antonio Abate – che è stata tra il 1945 e il 1946 rifugio del criminale nazista Josef Mengele, e lì di fianco, un cassonetto imbrattato che recita “Sampdoria non è una squadra: è una fede”. Due suggestioni, il simbolo della fede cristiana che ospita il nazista e il cassonetto che esprime la “fede” calcistica, che hanno fatto nascere nel curatore il desidero di indagare sul sacro (e sul sacrilego).
La mostra, che inaugura giovedì 9 alle 19, raccoglie i lavori di Lars Bjerre, Fabiana LiVigni, Paolo Mandolino, Massimiliano Mirabella, Giulio Orioli, Giovanna Prandi, Marco Wagner e il collettivo Fuckyouverymuch.
Gli orari di visita, fino al 15 marzo, sono dal martedì al venerdì dalle 16,30 alle 19,30.

