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Il Museo di Tutte le Cose

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The Museum of Everything si è rivelato un labirinto tortuoso fatto di ristretti e talvolta soffocanti spazi che permettono al visitatore di godere della vicinanza alle opere in un colloquio intimo e familiare. Un labirinto tortuoso negli allestimenti che raggiunge il suo significato nelle opere di “non arte”, poiché la volontà primaria di questi outsider non è quella di fare arte, ma di sfruttarne l'impulso primario; ovvero l'espressione più pura intesa come volontà di dare vita e sfogo a sentimenti, ossessioni e sofferenze altrimenti inespresse. Opere che creano un mondo, una realtà parallela fatta di angoscianti rivelazioni a partire dalle Vivians Girls, bambine ed eroine protettrici dei valori cristiani contro un esercito ateo di uomini adulti, opera frutto della vita segreta di Darger; alle dolly di Calvin Black, dove le donne della sua vita reale vengono riprodotte come bambole che prendono vita mosse dal vento (nella loro collocazione originale). Dagli inquietanti autoritratti di Lobanov, outsider sordo muto che manifesta la propria aggressività autorappresentandosi come un rivoluzionario russo mentre imbraccia fucili, mitragliatrici o sciabole, e ancora nell'opera del tedesco Harold Stoffers, fatta di lettere dove pone su carta parole ossessivamente ripetute, ricalcate e sovrapposte che dichiarano i programmi della sua giornata, dando spazio e forma ad un tempo interminabile scandito e dettato dalla disabilità mentale e fisica. Il Museo di Tutte le Cose non si presenta come un museo nel senso più comune, ma nella collezione del fondatore James Brett c'è un mondo di "non arte" che possiede l'impulso primario del fare artistico e che ci stupisce proprio per questo.

Commenti

Museum of Everything

Non sono solito girare per mostre ma questa mi ha incuriosito fin dal principio. E devo dire che dopo le due ore passate tra le stanze della Pinacoteca - "labirinto tortuoso" è un'espressione molto azzeccata - qualcosa mi è rimasto addosso. La sensazione è di essersi finalmente liberati dall'eccesso di intellettualismo - spesso vuoto e fine a se stesso - di altre mostre più concettuali o pubblicizzate, in favore di una collezione che è, al 100%, genuina. Incredibili i quadri di quel giapponese che disegna quadri fatti da migliaia di cerchietti. Inquietanti le bambole di bambine in pubertà. Interessante la provocazione di chi si occupa dei disastri dell'umanità, cercando di ritrovarci un senso cabalistico. E ancora coinvolgente l'arte "gospel" fatta di citazioni bibliche pennellate sul legno per i fedeli in arrivo. Tante emozioni si affollano lungo l'esposizione: non si fa in tempo a viverne una che già un'altra - opposta - si affaccia. Da vedere.