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Seconda serata "arte/dialogo"

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Il Collettivo Ubique di Torino da alcuni mesi sta realizzando, con scadenza trimestrale, una serie di incontri aperti a tutti gli operatori interessati all'arte contemporanea.

 

Il 12 Febbraio si è tenuto il secondo appuntamento dedicato all'arte contemporanea torinese, dopo il primo che ha analizzato la realtà del mercato contemporaneo. Eccovi un breve sunto della serata.

 

L'incontro ha preso spunto da due testi: l'editoriale di Roberto Lambarelli "Il direttore che non c'è. Torino e la crisi del sistema". Uscito su Arte Critica (n. 60 ) l'autunno scorso e il testo di Federica Tammarazio "This is Contemporary! - il sistema Torino" uscito sul sito Actingout.

 

Per approfondire questi articoli il Collettivo Ubique ha realizzato due analisi: una attraverso un monitoraggio degli eventi che si sono svolti nei mesi di Novembre, Dicembre e Gennaio e l'altra tramite un'indagine, su un campione della popolazione, per valutare come l'arte contemporanea sia percepita dai fruitori.

 

Il monitoraggio si è svolto attraverso i comunicati stampa pubblicati nei siti web Undo.net, Exibart.com e sull'inserto TorinoSette. Il primo aspetto emerso è che mentre nei siti le proposte sono specificamente limitate a determinate forme di arte contemporanea, Torino Sette evidenzia eventi "paralleli" che sfuggono agli altri, quasi tutti legati al mondo della pittura. Il secondo aspetto è la parcellizzazione e la durata degli eventi che raramente superano i due mesi di durata. Il terzo aspetto è la forma commerciale della promozione: quasi tutti gli eventi comprendono la vendita di "opere artistiche", le occasioni puramente culturali sono limitate a pochissime mostre. La maggior parte hanno preso luogo nei giorni di Artissima a Novembre, in forma soprattutto "promozionale" verso artisti rappresentati dalle gallerie. Risulta assente l'aspetto culturale del fare artistico a vantaggio di una idea prettamente oggettuale/commerciale. Il quarto aspetto è che il territorio promuove pochissimo la sua realtà al di fuori del sistema istituzionale. Uniche occasioni sono i vernissage in cui si nota una settorializzazione di comunità di riferimento: le persone paiono essere sempre le medesime a seconda del tipo della "proposta" artistica. La sensazione finale è di una forte autoreferenzialità, limitata e statica. Per cui ci si domanda come mai si considera l'arte un fatto culturale, quando oramai sembra più semplicemente un settore commerciale.

L'indagine sulla percezione dell'arte contemporanea si basa su un questionario stilato su misura per i non-addetti ai lavori. Partendo dal presupposto che un autore non esista senza pubblico, ovvero senza un sistema di riferimento che lo definisca e lo riconosca come artista, si sono presi in considerazione i potenziali fruitori e il loro coinvolgimento.
Il questionario conteneva domande chiuse e aperte, poi sistematizzate e trasformate tutte in possibili domande chiuse per un'eventuale estensione dell'indagine, sulla base delle risposte ottenute.
Il risultato è stato un senso di mancato coinvolgimento nell'attività artistica contemporanea, a parte rari casi. A questo punto è necessario domandarsi perché succeda questo. Durante l'incontro è stato posto l'accento sulla mancanza di familiarità col linguaggio dell'arte attuale, dovuto soprattutto ad un'educazione artistica poco attenta al contemporaneo cui si è aggiunta la riflessione sul taglio alle ore di Storia dell'Arte negli istituti di istruzione secondaria. I risultati della domanda finale, "Qual è il tuo artista preferito (indipendentemente dall'epoca)", sembrano dar ragione all'ipotesi.

 

A questo punto sembra lecito tirare in ballo Merz e il suo neon: Che fare? Gli artisti in prima persona possono, e devono, sensibilizzare la comunità dei potenziali fruitori, in mancanza di un'istruzione di base che insegni a capire il proprio tempo. Fra gli artisti presenti si è percepita la necessità di creare uno spirito di comunità all'interno delle molteplici espressioni artistiche e di dare avvio al dibattito diretto fra gli artisti del territorio, consapevoli che in un confronto propositivo si possano attivare richieste e movimenti di sensibilità verso le amministrazioni ma anche all'interno del sistema stesso degli artisti.

 

L'incontro si è poi trasformato in un dibattito sugli aspetti propositivi del comunicare. Si è percepito che in un'occasione di conoscenza il sistema può crescere salvaguardando le diversità di ogni forma espressiva, valorizzando il potenziale creativo e la sinergia e creando al contempo occasioni di sviluppo per progettualità comuni, rafforzando anche verso l'esterno la presenza di una realtà artistica viva e in fermento, che venga percepita e riconosciuta. Il territorio va ripensato anche nelle sue energie, pensiamo quindi alle circoscrizioni. Per il prossimo incontro si farà una breve analisi del potenziale territoriale e dei gruppi artistici singolarmente impegnati a dare impulso alle suddette urgenze.

Ulteriori dati e info al sito www.collettivoubique.com

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