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Around Ai Weiwei. Da Camera ad Artissima 23

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Nello spazio Meeting Point di Artissima abbiamo assistito all’incontro “Ai Weiwei. Libero. Da Firenze a Torino: la tempesta perfetta”, nel corso del quale sono intervenuti Arturo Galansino, curatore della mostra “Ai Weiwei. Libero” (Fondazione Palazzo Strozzi), e Davide Quadrio, curatore del progetto espositivo “Around Ai Weiwei” (Camera – Centro Italiano per la Fotografia).

L’incontro si apre parlando della libertà che ha dato il titolo alla grande retrospettiva di Firenze, riferendosi al celebre arresto dell’artista nel 2011 e alla restituzione del passaporto avvenuta nel 2015. Ma libero è stato anche l’approccio adottato da Ai Weiwei nell’interpretare gli spazi di Palazzo Strozzi che per la prima volta sono stati utilizzati come luogo espositivo unitario.

Se la mostra di Firenze è più orientata verso le opere monumentali dell’artista, accogliendo il pubblico attraverso un percorso ricco e articolato, l’esposizione presentata a Torino, dal titolo Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016 vuole mostrarci un nuovo punto di vista su questa personalità così controversa e provocatoria.

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Negli spazi di Camera, il percorso espositivo è pensato per parlarci di Ai Weiwei non solo come artista, ma soprattutto come figura rilevante nel dibattito culturale, sociale e politico, sia cinese che internazionale. Come ha sottolineato Davide Quadrio, l’idea curatoriale si è basata sul voler svelare la complessità e la criticità di Ai Weiwei, in quanto appartenente a due realtà completamente diverse tra loro: quella orientale e quella occidentale. La prima realtà lo costringe alla reclusione e cerca di mettere a tacere la sua fama; la seconda lo acclama e lo trasforma nell’icona del mondo asiatico.

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La volontà del curatore è stata quella di riorientare lo sguardo verso l’aspetto più strettamente documentaristico della vita dell’artista, descrivendo cronologicamente la storia di Ai Weiwei: nato in Cina, costretto ad emigrare e infine ritornato in patria; strettamente collegata alla sua biografia vi sono oltre vent’anni di storia cinese.

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All’ingresso di Camera ci troviamo davanti a un’unica opera d’arte monumentale Soft Ground, un tappeto lungo 45 metri con una riproduzione fotografica in scala 1:1 delle tracce lasciate da carri armati su una carreggiata a sud-ovest di Pechino e che ricordano quelle lasciate dai carri inviati a Piazza Tiananmen durante le proteste del 1989. 

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Lungo il muro, alla destra del tappeto, scorre la vita di Ai Weiwei nel contesto newyorkese grazie all’esposizione di una serie di fotografie dal titolo New York Photographs 1983-1993: come fermi immagine di un film in bianco e nero, gli 80 scatti, selezionati tra gli oltre 10.000 della serie, costituiscono una sequenza di momenti privati e incontri che l’artista fece quando visse negli Stati Uniti dal 1983 al 1993.

La mostra si sviluppa poi in modo cronologico e per capitoli tematici, mentre la trama autobiografica è scandita anche da una selezione di sculture che diventano simboli dello svolgersi della vita di Ai Weiwei nel corso di quattro decenni.

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Fino all’ultima sezione che offre un’anteprima di uno degli ultimi progetti di Ai Weiwei, Refugee Wallpaper, oltre 17.000 immagini scattate dall’artista durante il suo continuo contatto con l’emergenza rifugiati ricoprono interamente le pareti di una grande sala.

Di grande curiosità e importanza è anche la video intervista condotta da Daria Menozzi, registrata nel 1994 e montata nel 2009 che conferma l’idea di un artista coinvolto all’interno del discorso intellettuale, politico e culturale della Cina anni Novanta. 

Qui con noi dagli spazi di Camera, il curatore Davide Quadrio ci racconta com'è nato ed è stato sviluppato il progetto espositivo Around Ai Weiwei. Photographs 1983-2016, visibile fino al 12 febbraio 2017.