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Bruno Munari. Artista Totale

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ALBERO
l'esplosione lentissima
di un seme 

Bruno Munari (Fenomeni bifronti, 1993)

C’è chi riflettendo su questa frase pensa alla vita e a come da un piccolo seme possa svilupparsi un albero con radici profonde, rami articolati, foglie e fiori variopinti. Ma questa frase, oltre a una metafora della vita, è anche una perfetta rappresentazione dell’attività artistica di Munari.

Bruno Munari. Artista Totale, a cura di Claudio Cerritelli,(visitabile al MEF dal 16 febbraio all’11 giugno) offre al pubblico tutti i frutti della carriera di questo artista dalle mille sfaccettature.  

Bruno Munari nasce il 24 ottobre 1907 a Milano, dove passa tutta la sua infanzia. Dopo un’adolescenza vissuta in campagna, torna in città e inizia a lavorare per alcuni studi di grafica.
Nel 1927 Munari si avvicina a Filippo Tommaso Marinetti e al movimento Futurista. Un paio di anni dopo, insieme a Riccardo Castagneti (un altro artista appartenente al gruppo futurista), apre uno studio di grafica e pubblicità. Nel 1930 realizza Macchina aerea che riproporrà successivamente, nel 1972. Si tratta di un oggetto largo 60x30, alto 1 metro e 80, in legno e metallo composto da sfere rosse (a eccezione di una, più piccola e nera) poste su bacchette bianche. L’opera viene appesa al soffitto e si muove lentamente alla spinta di una corrente d’aria.  Nel ‘33 Munari realizza le macchine inutili: oggetti appesi in cui ogni elemento è in rapporto armonico con gli altri per misure, forme e pesi. Dal ‘39 al 45 l’artista è impegnato come grafico per l’editore Mondadori e come art director della rivista Tempo. Contemporaneamente comincia a scrivere libri per l’infanzia.

Nel 1948, a Milano, insieme ad altri artisti, dà origine al Movimento Arte Concreta il cui fine è la promozione dell’arte non figurativa e in particolar modo l’astrattismo libero, di orientamento prevalentemente geometrico. Negli anni Cinquanta si apre il periodo dedicato al ciclo dei Negativi-positivi, si tratta di opere astratte dove non ci sono un primo piano e uno sfondo precisi ma in cui lo spettatore è libero di distinguere ciò che ritiene l’uno e ciò che ritiene l’altro. Sempre a questi anni appartengono le macchine aritmiche. La macchina di Munari è formata da oggetti tecnologici di recupero dotati di un meccanismo a molla che genera una forza elastica in grado di muoverla.

Il movimento, impacciato e agitato, dona all’opera un senso di vitalità rendendola unica nel suo genere. In questo periodo Munari realizza la serie dei libri illeggibili nei quali il racconto è unicamente visivo.

L’attività artistica di Munari prosegue ancora, fino agli anni Novanta, con la produzione di molte altre opere tra cui le sculture da viaggio: lavori pieghevoli usati, ad esempio, come biglietti d’auguri da spedire e che solo in un secondo momento acquisiscono lo status di sculture.
Si tratta di opere che rispondono in modo ironico e provocatorio al concetto tradizionale di scultura monumentale. Con Munari la scultura diventa tascabile, alla portata di tutti, piccola e leggera.

Questo  approccio originale verso i settori più tradizionali del mondo dell’arte rende ancora più preziosa l’eredità di un artista che a volte ha messo a dura prova i critici del suo tempo.

E se guardando le opere al MEF qualche lavoro vi sembrerà di difficile comprensione, ricordate quello che amava ripetere lo stesso Munari: “il più grande ostacolo alla comprensione di un’opera d’arte è quello di voler capire.”