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Da FACE a Greater Torino
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Chi ancora non l'ha vista deve sapere che ha tempo fino al 4 di marzo (data della proproga) per godersi le opere della mostra Indagini di un cane alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. L'esposizione è anche il primo esperimento di FACE la Foundation of Arts for a Contemporary Europe nata dalla sinergia di un network di fondazioni private con l'obiettivo comune di sostenere la produzione di arte contemporanea. Si tratta della Deste Foundation (Grecia), della Elipse Foundation (Portogallo), della Maison Rouge – Fondation Antoine de Galbert (Francia), del Magasin 3 Stockholm Konsthall (Svezia) e della nostrana Fondazione Sandretto.
La mostra prende il titolo dall'omonimo racconto di Kafka, nel quale un cane si interroga sull'essere cane: sul rapporto con i suoi simili e soprattutto su quello con la comunità canina. Un essere che vive ai margini per misurarsi e per studiare quello che lo circonda, in una distanza che altro non è che interesse verso i suoi simili. L'opera d'arte, efficace termometro sociale, è il risultato dell'indagine artistica: l'artista pone a sé stesso e agli altri domande, e porta in superficie alcune questioni. Il rapporto con la comunità, proprio come per il cane kafkiano, è al centro della riflessione delle opere selezionate per la mostra tra le collezioni delle fondazioni di FACE. Quaranta in tutto, tra le quali: Strike V. II del 2005-7, la scultura al neon del collettivo Claire Fontaine che si spegne nel percepire movimento, un omaggio a Kafka e al suo romanzo Das Schloß; la mappa cognitiva politico-filosofica di Thomas Hirshhorn Spin Off, del 1998; il Sudafrica contemporaneo, post-apartheid del video di William Kentridge History of the Main Complaint, del 1996; la serie dei ritratti di scapoli finlandesi di Esko Männikkö, realizzati negli anni '90; l'opera di Bruce Nauman Untitled (Suspended chair, Vertical III) del 1987, una sedia sospesa e ribaltata che inevitabilmente rimanda a quelle usate per gli interrogatori e per le esecuzioni capitali; la raccolta di immagini scattate durante gli anni '90 da Martin Parr che compongono il Portfolio Common Sense (1999), ovvero un personale ritratto della società fatto di dettagli fotografici tra il piacere e il disagio. E questo è solo un assaggio, in mostra ci sono anche opere di Vasco Araujo, Virginie Barré, Philippe Bazin, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Marc Dion, Gardar Eide Einarsson, Urs Fischer, Fischli & Weiss, David Hammons, Annika von Hausswolff, Kimsooja, Jeff Koons, Sigalit Landau, Sherrie Levine, DeAnna Maganias, Mark Manders, Marepe, Paul McCarthy, Boris Mikhailov, Cady Noland, Navin Rawanchaikul, Aurel Schmidt, Lara Schnitger, Santiago Sierra, Lorna Simpson, Stéphane Thidet, Kara Walker.
L'ultimo periodo della mostra coincide con l'inizio di un nuovo progetto della Fondazione, una new entry 2010 dedicata agli artisti esordienti che con la città hanno un legame particolare, in quanto spazio di formazione o di lavoro. Si intitola Greater Torino e consiste in un ciclo di mostre curate da Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto, organizzate a cadenza annuale, che ogni volta invita due artisti a presentare la loro ricerca attraverso opere selezionate e altre prodotte ad hoc. Per il primo turno (dal 2 febbraio al 4 marzo) sono stati scelti Paola Anziché (nata a Milano e torinese d'adozione) e Paolo Piscitelli (Venariese doc che ora risiede a Stati Uniti).
Parallelamente alla mostra, per tutto il periodo dell'esposizione, agli artisti di Greater Torino è affidata anche la progettazione dei laboratori didattici e di alcuni eventi interdisciplinari, per adulti e per bambini: una sezione di Progetti Speciali a cura di Giorgina Bertolino.


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