Exhibition, Exhibition: il doppio a Rivoli
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Exhibition, Exhibition si spiega già dal nome: doppio. Un tema, quello del dualismo, della contrapposizione, dello specchio, che è al centro della nuova mostra al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Un’esposizione, come si dice in gergo, “site specific”: il curatore, Adam Carr, ha voluto pensarla negli spazi complessi della Manica Lunga. Complessi perchè alternativi al concetto di “white cube”, di luogo neutro in cui l’opera d’arte spicca senza interferenze esterne. La Manica Lunga è un corridoio stretto, di quasi 150 metri. Ed è in questo spazio angusto che il concetto della simmetria trova il suo sfogo. Le opere infatti appaiono così riflesse una nell’altra – sia quelle “ospiti”, sia quelle realizzate appositamente per l’evento – dando allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno di una camera ottica, di un caleidoscopio in cui ogni visione è accompagnata da un’altra visione, opposta o complementare.
Il tema, si diceva, è quello del doppio. Non solo nell’apparato espositivo, nelle modalità di installazione, nella location. Ma anche nei concetti stessi insiti nelle opere d’arte, nei messaggi degli artisti invitati. Un’ispirazione che arriva da lontano – Strindberg, Pirandello – e giunge fino ai giorni nostri – Calvino e il suo Visconte Dimezzato, ma anche Pessoa o il visionario Philip K. Dick – e dalla letteratura travasa nell’arte. Dalla separazione tra opera d’arte e sua copia (Andy Warhol), allo sdoppiamento esistenziale (Alighiero Boetti), dal “furto” e successiva riproduzione di un’opera altrui (Maurizio Cattelan) fino all’interpretazione metafisica e concettuale, due fotografie identiche che rappresentano un bicchiere, che può essere, ovviamente, mezzo pieno o mezzo vuoto (Ceal Floyer). Questi alcuni esempi del dualismo di Exhibition, Exhibition. Per gustarsi gli altri, bisogna andare a Rivoli.

