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La Macchina Estrattiva

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Neocolonialismi e risorse ambientali

Si intitola La Macchina Estrattiva. Neocolonialismi e risorse ambientali, ed è a cura di Marco Scotini, la nuova mostra, ospitata al PAV, Parco Arte Vivente dal 25 marzo al 4 giugno.

Facendo seguito a Vegetiation as a poltical agent (PAV 2014) la Macchina Estrattiva vuole essere un’indagine ulteriore sulle forme del colonialismo (sia storico che contemporaneo) con cui l’occidente continua ad incidere sui destini del mondo, delle culture e della natura, in maniera ormai irreversibile.

In esposizione video, installazioni e ricerche documentarie indagano il rapporto conflittuale tra l'attivismo ambientale e le politiche neo-liberiste che caratterizza l'attuale fase del capitalismo, vista da alcuni studiosi come un gigantesco meccanismo di estrazione di valore dall’uomo e dalla natura, e considerata proprio per questo motivo una “fase estrattiva”.

I cinque artisti protagonisti Ursula Biemann, Oliver Ressler, Piero Gilardi, Peter Fend e Pedro Neves Marques sono animati da uno spirito attivista e transdisciplinare, impegnato nell'esplorazione dell'ambito ecologico, a partire da diverse prospettive d'osservazione di fenomeni come l'inquinamento, la desertificazione, il cambiamento climatico, la privatizzazione delle colture agricole o l'ineguale redistribuzione dei costi e dei vantaggi sottesi alle modificazioni ambientali oggi in atto.

Ursula Biemann (artista, scrittrice e videomaker svizzera interessata alle questioni relative al cambiamento climatico e alle ecologie del petrolio e dell’acqua) con la collaborazione di Paulo Tavares, architetto brasiliano, racconta la distruzione della Foresta Amazzonica.
Oliver Ressler, artista e film maker austriaco, approfondisce la relazione tra stato-nazione, beni pubblici e appropriazione indebita da parte di imprese private. Piero Gilardi, invece, ripropone una personale rielaborazione del concetto di natura che si confronta con la storia, il presente e il divenire. Con l’installazione La tempesta perfetta, un tapis-roulant in funzione collegato ad uno schermo che proietta filmati di disastri naturali, insiste sul legame tra inquinamento ambientale e consumismo.
Peter Fend e Pedro Neves Marques propongono la loro visione sul fenomeno della desertificazione e dei bacini oceanici, delle manipolazioni genetiche e delle culture intensive come estensione del progetto colonialista storico, come sostegno artistico nella lotta contro le imprese multinazionali predatrici. Fend, uno dei fondatori dell’Ocean Earth Development Corporation (1980) come artista si è sempre concentrato su temi riguardanti lo sviluppo economico su scala globale dando particolare attenzione alla questione ecologica. Con i lavori esposti al PAV indaga i confini nazionali e la loro arbitraria ridistribuzione. Immagina nuovi stati e nuove geografie contestando il concetto di stato-nazione e i suo limiti: mari, laghi bacini idrici, diventano così uno spazio territoriale nuovo entro cui poter immaginare differenti metodi di produzione di energie alternative.
Marques, artista e scrittore, con il suo lavoro si spinge oltre i confini della riflessione ambientalista concentrandosi sull’influenza che l’ecologia ha sull’uso della tecnologia, sulle dinamiche governative e sulle lotte politiche.