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La Macchina estrattiva

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“Il nuovo capitalismo si presenta come un gigantesco meccanismo di estrazione di valore dall’uomo e dalla natura con una progressiva inclusione di tutte le possibili risorse, che non lascia al suo esterno nessun ambito della vita individuale né dell’ambiente naturale.”

Marco Scotini

La “Macchina Estrattiva, Neo-colonialismi e risorse ambientali”, mostra a cura di Marco Scotini, vuole dare una risposta a questo scenario: abbandonare una visione antropocentrica del mondo, - come sottolinea il curatore - mettendo sotto inchiesta l’industria dei combustibili fossili, le multinazionali dell’agricoltura e le numerose cause all’origine del riscaldamento globale.

Il PAV prosegue così la propria indagine sul rapporto tra attivismo ambientale e politiche neoliberiste su scala globale. Dopo “Vegetiation as a political agent”, l’attuale progetto espositivo vuole essere un’indagine ulteriore sulle forme del colonialismo (sia storico che contemporaneo) con cui l’Occidente continua ad incidere sui destini del mondo, delle culture e della natura, in maniera ormai irreversibile.

Secondo una tesi condivisa da più teorici (da David Harvey a Saskia Sassen), il sistema finanziario attuale è caratterizzato dalla seconda fase del capitalismo, definita “fase estrattiva”. Non si lega più solo alla produttività modernista, ai consumi di massa e alla circolazione delle merci, ma - come anticipato - si presenta come un meccanismo di estrazione di valore.

È una forma di capitalismo che, nonostante l’imminente esaurimento dei combustibili fossili, continua a devastare immense aree del pianeta, perpetrando uno scempio programmato nei confronti della natura, replicando pratiche di sfruttamento che ripropongono un nuovo colonialismo, agendo a discapito della dignità e dei diritti delle popolazioni indigene del Nord e del Sud del mondo.

Come affrontare queste problematiche? I lavori dei cinque artisti in mostra provano a rispondere a questo interrogativo.

Peter Fend, dalla fine degli anni Settanta, si muove a cavallo tra arte, scienza, economia e politica a partire dalla lavorazione delle alghe come fonte di energia sostenibile, in parallelo ad un ripensamento dei confini geografici che mette al centro i bacini oceanici. 

Le manipolazioni genetiche e le culture intensive come estensione del progetto colonialista storico sono al centro della ricerca di Pedro Neves Marques, il più giovane degli artisti, che ha editato un’importante antologia sull’Antropofagia e sull’ecosofia brasiliana.

Oliver Ressler e Ursula Biemann utilizzano invece il video come strumento di intervento e di sostegno alle lotte politiche dal basso.

Infine, il lavoro di Piero Gilardi, che da sempre anima le sue opere a sostegno dell’ambiente e di un nuovo rapporto tra essere umano e natura, attraverso dinamiche sociali, politiche e relazionali che abbattono il confine tra rappresentazione ed azione.

Qui il video trailer della mostra che sarà visibile al PAV fino al 4 giugno

☞ Guarda anche "La tempesta perfetta". Intervista a Piero Gilardi.