Ogni cosa è ispirata
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Il percorso che ti porta a The Museum of Everything parte dal parcheggio di un centro commerciale, attraversa la galleria di negozi e con un ascensore arriva fin sopra il tetto del Lingotto. Il che è già abbastanza bizzarro, fino a quando poi non ci entri e capisci di cosa si tratta.
Il museo di ogni cosa lo ha portato a Torino James Brett, un signore londinese che da anni si dedica al collezionismo di opere realizzate da pazzi, mistici, ossessivi e chi più ne ha più ne metta, che per convenzione il mondo chiama artisti non convenzionali o outsider ma che in realtà altro non sono che ispirazione pura, tanto che l'opera – che in questo caso non si dovrebbe neanche chiamare opera – diventa il mezzo più trasparente e inconsapevole per esprimere la loro esistenza.
Brett con la sua collezione ci ha aperto un museo, nel 2009 e Ginevra Elkann gli ha chiesto di farlo arrivare qui. Detto-fatto: la mostra appare come un labirinto e ogni sala è un piccolo mondo, bellissimo o spaventoso. I materiali usati sono i più disparati e le storie raccontate sono infinite: da quella di Nek Chand, che ha dato vita al Rock Garden costruendo i suoi personaggi con i materiali di scarto raccolti girando per le strade di Chandigarth, la città disegnata da Le Corbusier, a quella dell'ossessione per la giovinezza di Morton Barlett, che ha costruito e immortalato le bambole che hanno ispirato Jake e Dinos Chapman fino un'altra ossessione, quella per i numeri, che esplode nelle opere di George Widener. Personaggi come il sovversivo Miroslav Tichy che attraverso una scarsissima macchina fotografica fatta in casa ha dato sfogo al suo voyeurismo immortalando di nascosto le donne che incontrava e producendo delle immagini poetiche e bellissime, o come Aloïse Corbaz, istitutrice innamorata di Guglielmo II che sopraffatta dalla schizofrenia ha passato la vita a riempire fogli su fogli con i volti dei vescovi e dei principi che ha servito.
Un museo che non ha niente a che vedere con un museo e opere d'arte di non-artisti che paradossalmente rendono quello che tutti si aspettano dall'arte. Non a caso a dire la loro sul progetto sono stati coinvolti personaggi come Nick Cave, John Zorn, Maurizio Cattelan, Francesco Vezzoli, Hans-Ulrich Obrist e molti altri, ciascuno associato a uno dei circa cinquanta artisti in mostra.
Trovate questo piccolo paradiso alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, fino al 29 agosto.

