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Silvia e Mauro della Privateview

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Ci sono scelte, cambiamenti, ma anche errori di cui non puoi capire subito il senso. A distanza di anni però tutto appare più chiaro e forse potresti accorgerti che eri da sempre sul sentiero giusto.

A raccontarcelo sono Silvia Borella e Mauro Piredda, una splendida coppia che di scelte e di cambiamenti ne ha fatti parecchi per arrivare dove è adesso.

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Fieri e sorridenti ci aprono le porte di un'ex vineria nel cuore di uno dei quartieri più multietnici di Torino, San Salvario, precisamente in via Goito davanti a una macelleria maghrebina e a un localino di street food greco.
Qui, è dove si trova la Privateview, uno spazio arioso e luminoso, ancora fresco di ristrutturazione.
Qui, dove i destini di chissà quanti si sono incrociati e si incrociano ancora parlando lingue sempre diverse, è dove si è realizzato il loro sogno.

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E di destino è giusto parlare, quando dopo una bella chiacchierata con Silvia e Mauro, scopri che sono una coppia da otto anni, ma si conoscono da quando sono bambini.
Come a volte accade, si erano persi per poi ritrovarsi adulti con delle carriere ben avviate, lei manager in un'azienda di prototipi, lui pasticcere.

Giovanissimi e appassionati, scoprono presto di parlare lo stesso linguaggio: quello dell'amore per l'arte, per i viaggi e per Londra in particolare. E piano piano viaggiare e collezionare pezzi trovati nelle gallerie londinesi diventa qualcosa di più di un semplice passatempo. Diventa uno stimolo per cambiare vita, insieme. E per reinventarsi ispirandosi all'ambiente londinese che ben conoscono e che rappresenta un modello che nel loro piccolo sperano di portare a Torino.

Sì, perchè - ci dice Mauro - sarebbe bellissimo che ogni quartiere della nostra città avesse una sua rete di spazi espositivi pronti a far sistema tra loro, con più opening serali in cui la gente oltre ad andare a bere nei locali potesse entrare e uscire dalle gallerie come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Sembra però che proprio i più giovani siano ancora diffidenti nei confronti delle gallerie torinesi, anche di quelle emergenti. Eppure, ci fa notare Mauro, se ci pensate bene, l’arte è un divertimento gratuito. Nessuno mai ti costringerà a comprare un quadro, a parlare con un gallerista semmai correrai il rischio di saperne qualcosa in più su un'opera che ti piace e scoprire che te la puoi anche permettere.

Ma allora da dove nasce questa titubanza?

L'idea che si parli ancora troppo a un élite continua a essere forte e il pubblico ha forse ancora paura di non capire, di rimanere spiazzato, di entrare in un ambiente ostile.

Nulla di tutto questo però rispecchia la filosofia di Privateview che nel nome, ironicamente, suggerisce il suo vero intento: quello non di selezionare il pubblico, ma al contrario mostrare opere selezionate, pensate apposta per suscitare un bel wow!

Pensiamo ai visi che abbiamo incontrato per strada davanti alla galleria, donne velate con le borse della spesa, baristi cinesi, parrucchieri marocchini. Chissà se la filosofia di Privateview sarà arrivata anche a loro?

Silvia ci conferma che l'appoggio del quartiere è stato fortissimo. E ci sorprende quando ci racconta della loro prima visita: una signora africana che fa le treccine all'angolo della strada. Una volta entrata continuava a sorridere e a dire: ma è bellissimo!

Da allora, era la fine del 2015, la galleria ha fatto parecchia strada, le sue inaugurazioni sono feste che il pubblico vorrebbe non finissero mai. Coerentemente con lo spirito un po' vagabondo di Silvia e Mauro le mostre presentano spesso pezzi site specific di artisti al loro primo debutto europeo e il fiore all'occhiello della galleria è il progetto di residenza rivolto proprio a ospiti extra-europei che possono soggiornare in Italia per tutto il tempo di realizzazione delle opere, finanziati dai galleristi.

È questo il caso del giovane americano Eric Shaw, le cui coloratissime opere sono ora appese in galleria.

Sì, decisamente di buon auspicio il sorriso della signora africana.

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