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#TFF34 - Recinzioni selvagge

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Vi auguriamo buon weekend con dei selvaggi consigli cinematografici.

Ecco l'ultima parte delle nostre recensioni dalla 34esima edizione del Torino Film Festival.

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LOS DECENTES 

Lukas Valenta Rinner

2016, Austria

Una cameriera trova lavoro in una ricca zona residenziale alla periferia di Buenos Aires, ma scopre che al di là del filo spinato c’è una nutrita comunità di nudisti.

È una vita part time quella di Belén, scissa tra un lavoro muto e pedante dove si ritrova a fare da balia a una viziata famiglia benestante, e un sottobosco di emarginati svestiti che si dà al sesso tantrico e ai corsi di cupcake. 

Ogni giorno è un’andata e ritorno tra questi due emisferi separati da un filo spinato elettrificato, vicinissimi ma inconciliabili. Da un lato la luce piatta della borghesia cesella i suoi prati sterilizzati, dall’altro la natura splende nella sua misteriosa decadenza. 

“Los Decentes” è un’opera da annusare, lussureggiante ed implosiva. Chiusa nel silenzio del pudore e scossa dall’istinto animale della liberazione. Guidata da un goffo insieme di corpi annoiati e imperfetti. Impossibile prevedere il finale, spiazzante e grottesco. 

La rivoluzione non è un’orgia di gala.

Animale: essere umano freudiano.

Animal Politico copia

ANIMAL POLITICO

Tião

2016, Brasile

Dopo aver vissuto serenamente in città fra gli umani, una mucca entra in crisi esistenziale, e per ritrovare se stessa va nel deserto. 

“Animal Politico” è un coming of age bovino, una strampalata opera esistenziale che racconta le peregrinazioni di un quadrupede alla deriva. Lo incontriamo nella sua routine fatta di shopping al centro commerciale, barbecue all’aperto e serate in discoteca. La comicità di questi sketches è smorzata dalla strisciante inedia che lentamente assale il protagonista.

Inizia così un viaggio surreale, una corsa in mezzo al nulla costellata di domande e allucinazioni. Lo stile è quello sfuggente di un collage fatto in casa, un incubo ipnotico e inconstante dove le scimmie attorno al monolite sono solo scimmie fastidiose e i manuali di sopravvivenza assurdi abbecedari tecnici.

Tutto proteso verso la catarsi, il film sfiora la catastrofe, biforcandosi e rischiando di perdersi inesorabilmente, ma ritorna sempre a galla battendo su un’unica ossessione: perchè vivere pacati sapendo che verremo macellati?

Animale: la mucca pazza.

La loi de la jungle

LA LOI DE LA JUNGLE

Antonin Peretjatko

2016, Francia 

Quando il governo francese decide di lanciare il turismo invernale nei suoi territori in Guyana, spedisce l’impacciato funzionario del ministero delle normative e degli standard a supervisionare la costruzione delle piste da sci. 

“D’estate tutta la Francia è in mano agli stagisti!”.

Con questa premessa scanzonata e senza vie di scampo, Marc Châtaigne viene convinto ad accettare una missione impossibile: decretare l’assoluta legalità di una costruzione che non ha alcuna possibilità di esistere. 

Ligio al dovere e impermeabile all’assurdità della situazione, Marc Châtaigne non si stacca mai dal suo tomo di verità giuridiche e lo porta con sé nei meandri più reconditi della Guyana francese: dai campi di golf invasi di tarantole alle stagnanti paludi della giungla. Al suo fianco in questa battaglia, o forse contro di lui, una stagista impertinente in bermuda, l’unica in grado di distoglierlo dal suo obiettivo.

“La loi de la jungle” è una commedia su di giri uscita direttamente dagli anni Sessanta brilla forsennata sfaldata dall’umidità demenziale e politicamente scorretta che prende di mira colonialismo comunicazione ambientalismo e rivoluzione senza mai dare un attimo di tregua come una frase scritta senza usare la punteggiatura. 

La legge della giungla è spietata e romantica: combattersi fino all’ultimo o amarsi per sempre.

Animale: iguana francese.

Rester Vertical

RESTER VERTICAL

Alain Guiraudie 

2016, Francia

Sulle tracce di un branco di lupi per documentarsi per il suo nuovo lavoro, il regista Léo incontra Marie, una giovane pastora che vive fra le montagne della Francia meridionale insieme con i suoi due figli, e nove mesi dopo si ritrova ad affrontare una inaspettata paternità. 

Léo sfreccia sulle stradine della montagna francese quando all’improvviso un giovane ragazzo in piedi sul ciglio della strada attira il suo sguardo. Léo fa marcia indietro, si ferma, scende dalla macchina e gli propone di fare cinema. Ma il ragazzo rifiuta categoricamente. 

Con questo non-inizio si apre “Rester Vertical”, un film ambiguo, fitto di situazioni e personaggi che non accettano nessun tipo di ruolo. Sovrapponendo elementi fiabeschi e visioni oscene, la trama si sviluppa e si avviluppa intorno al protagonista e al suo spazio vitale. Léo è uno scrittore che non scrive, un padre distaccato e possessivo, un uomo determinato e inconcludente, egoisticamente altruista, affascinato dalle scelte e dalla possibilità di non scegliere mai. 

“Rester Vertical” è un’opera a tinte forti aggrappata a simbolismi tanto sfacciati quanto inconcludenti in cui l’unico obiettivo alla fine è trovare il lupo e guardarlo negli occhi. 

Schivare il branco restando verticali.

Animale: al lupo, al lupo.

The Wailing copia

GOKSUNG. THE WAILING

Hong-Jin Na

2016, Corea del Sud

Un villaggio sulle montagne, uno straniero misterioso, una malattia che si propaga improvvisamente, un poliziotto che indaga e che vedrà la sua stessa famiglia in pericolo: niente è come sembra, perché il Male si annida dove meno lo si cerca.  

“Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. (Lc 24,39).

Una pioggia battente si accanisce sugli abitanti di un villaggio coreano sconvolti da una serie di omicidi, nello specifico massacri. Il corpo di polizia locale, guidato dal goffo Jong-gu fatica a venirne a capo. Le voci di paese, invece, hanno già trovato un colpevole: un anziano giapponese che vive isolato sulle montagne. 

La vita però continua tra abitudini e barzellette, in un’atmosfera placida e ovattata. Finché il male non viene letteralmente a bussare alla porta e ripetutamente insiste. 

Nonostante l’apparente scenario classico da film horror, “The Wailing” si muove corrosivo e implacabile su registri disassati usando il dubbio come perno sul quale costruire una lenta e inesorabile salita negli inferi. Sospeso tra il sacro e il profano, sfrutta con maestria dogmi e clichè del genere per intrappolare lo spettatore e sotterrare le sue certezze di fronte al bluff della solennità. 

Magnetico e viscerale, “The Wailing” è una tortura raffinata che ha il coraggio di prendersi terribilmente sul serio elevando l’orrore a terrore spirituale. 

Animale: un cane a tre teste.