Home Page / Menu / Rubriche / Artscapes / Fabrizio Plessi – L’emozione degli elementi

Fabrizio Plessi – L’emozione degli elementi

Archivio

Artificiale che celebra il naturale, che lo riverbera, in uno specchio immaginifico e cangiante, sempre mutevole, ma con i tempi, ritmi e modi propri di ciò a cui fa riferimento. Il riflesso tecnologico – arte/fatto: fatto ad arte – di un canto immemore, quello degli elementi naturali, catapultati in un nuovo contesto e rimessi in campo, costretti quasi ad interloquire con lo spettatore, nell’ambiente e nell’occasione costruita dall’artista, e a suonare il loro canto interminabile, di una struggente e inesorabile bellezza. 

Poggia probabilmente su questi apparenti paradossi il lavoro di Fabrizio Plessi. Battitore libero nel campo dell’arte, ha saputo costruire la sua strada in modo del tutto personale. Forte di una formazione classica, giunge “naturalmente” ad usare tecnologie, di cui sarà pioniere, senza mai lasciarsi sopraffare dalle loro potenzialità, ed affascinare verso una deriva “virtuosistica”.

Fabrizio Plessi - 1 - ok

Il loro uso è funzionale ad una ricercata emozione, è elemento costitutivo di grande importanza (gli schermi sono lo spazio virtuale da cui “ci guarda” l’immagine in movimento), ma è una delle parti, insieme al luogo, all’atmosfera, alla parte strettamente “scultorea” su cui si poggia.

L’artista rifugge da una intenzione esplicitamente narrativa, si pone piuttosto come il medium, come lo sciamano, tra la parte spaziale del suo lavoro, gli archetipi, le figure primitive pensate e richiamate, e la natura e le sue forze, innanzitutto.

Fabrizio Plessi - 5 - ok

Non ha certo paura di misurarsi con lavori in grande scala (come il suo “Mare Verticale” una installazione alta 44 metri, costruita nel 2000 per l’Expo di Hannover, o “Traumwelt” al Martin Gropius Bau di Berlino, una mostra che copriva un’area di 5.000 mq.), che talora meglio di altri riescono a mettere in scena la rappresentazione di questo dialogo tra realtà e la sua evocazione elettronica, favorito dalla collocazione ambientale degli schermi e delle loro immagini in movimento, in una poetica illusione tridimensionale, che gioca talvolta con i meccanismi percettivi, sfatando luoghi comuni e prospettive consuete.

Fabrizio Plessi - 4 - ok

La dimensione sonora, poi, dei lavori di Plessi ha sempre avuto una grande importanza, per restituire a tutti i sensi la corretta dimensione di quanto rappresentato, si sia espressa nel suono puro e semplice degli elementi, o nelle note di Michael Nyman o Philip Glass (che condividevano – nel loro approccio minimalista – la profonda attenzione alle tessiture sonore, da combinare con l’iterazione visiva degli schermi di Plessi).

Il lavoro in scenografia – in campo teatrale e televisivo - ha dato il contributo ad una vera svolta in questi settori, ribaltando piani percettivi consueti, ampliando gli spazi a disposizione, moltiplicando i normali punti di vista.

Fabrizio Plessi - 8 - ok
Fabrizio Plessi - 9 - ok

Ma tutto nasce dal più semplice degli strumenti, la matita, e dall’esigenza di venire a patti con il flusso di idee che nasce tra i capelli ondeggianti di Plessi, e che viene subito trattenuto nel rettangolo (lo schermo ?) del disegno, un corpus di lavori dalle dimensioni ora anch’esso monumentali.  Divenute opere sono state in grado di viaggiare letteralmente in ogni parte del mondo e sono cristallizzate ora anche nel Plessi Museum, una magnifica sosta nel viaggio dall’Italia al Nord Europa, sull’Autostrada del Brennero, ove lavori dell’artista dedicati all’acqua hanno trovato ospitalità: quello che una volta era un luogo di confine e di divisione, diviene naturalmente un punto di contatto, e sembra ispirare, con la mediazione dell’acqua che vi scorre, scambi tra diverse culture ed immaginazioni. 

LINK

Fabrizio Plessi – “Projects of the World”

Fabrizio Plessi – I martedì critici

Fabrizio Plessi – I giovedì dell’Accademia

Fabrizio Plessi - “Il lusso è lento”

Marco Aruga