La grande fotografia al Castello di Rivoli

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Luigi Ghirri e gli altri per Le Scatole Viventi

Le Scatole Viventi, la rassegna ideata e curata da Andrea Bellini, prosegue. In maniera leggermente differente rispetto alla sua genesi, ma sempre con un occhio di riguardo per le opere in collezione del Castello di Rivoli e per lo sfruttamento dei suoi spazi. Proprio la Manica Lunga della residenza, 140 metri di lunghezza per 6 di larghezza, è la sede per le nuove esposizioni della rassegna, che cominciano tra il 3 e il 4 febbraio 2012 e che puntano su un mondo artistico sempre più controverso: quello della fotografia. Controverso perchè da tecnologia pioneristica si è trasformata nel principale mezzo per la documentazione degli eventi socio-politici, in mano a pochi (e avventurosi) fotoreporter, per poi diffondersi rapidamente ed entrare nella vita di tutti come strumento di duplicazione della realtà, di ricordo indelebile, di modo per fermare il tempo. Un processo che ha portato negli ultimi decenni alla nascita di una nuova forma d’arte. E negli ultimi anni, grazie ai nuovi dispositivi, a un’esplosione senza precedenti.

Una storia tortuosa, quella della fotografia, che il Castello di Rivoli cerca di approfondire con due mostre. Una personale dedicata a Luigi Ghirri, uno tra i più autorevoli maestri della fotografia contemporanea, che prende il nome dalle prime stampe a contatto, piccole fotografie che Ghirri utilizzava per visualizzare le sue opere, per poterle catalogare, archiviare, ordinare: Project Prints. Un’avventura del pensiero e dello sguardo. La mostra percorre così le riflessioni, i pensieri e la poetica sul progetto dell’opera fotografica, vista da Ghirri come un “formidabile linguaggio visivo”; la macchina è un “grande giocattolo magico” che unisce il mondo degli adulti ai ricordi fiabeschi dell’infanzia.

Il percorso museale che porta alle piccole stampe di Luigi Ghirri parte però da un’altra mostra, collettiva questa volta, che fa da “apripista”. La temperatura mentale della fotografia. Narrazioni in sequenza nella Manica Lunga è inizialmente un racconto della storia della fotografia piemontese e italiana, attraverso le immagini di due grandi nomi, Paolo Pellion – la memoria storica del Museo – e Paolo Mussat Sartor, entrambi testimoni dell’Arte Povera; si prosegue poi con immagini a grandi dimensioni di altri grandi protagonisti degli ultimi decenni: Thomas Demand, Jan Dibbets, Thomas Ruff, Ettore Sottsass, Thomas Struth. Le loro opere, che fanno parte della collezione del Castello, anticipano quelle di Ghirri, in una sorta di unico grande affresco della fotografia che occupa tutta la Manica Lunga.

www.castellodirivoli.org

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